
Il rimedio che ha aiutato un’altra persona potrebbe non essere quello giusto per te.
In omeopatia classica non si cura soltanto il nome della malattia. Due persone possono avere la stessa diagnosi, ma manifestarla in modo completamente diverso; cambiano i sintomi, la loro intensità, le modalità con cui peggiorano o migliorano, il momento della giornata in cui compaiono, le reazioni al caldo, al freddo, al movimento, al riposo; cambiano anche il modo di vivere il disturbo, la sensibilità individuale, il temperamento e l’equilibrio generale della persona. Per questo il rimedio non viene scelto perché “va bene per quella malattia”, ma perché corrisponde il più possibile al quadro complessivo del singolo paziente.
È anche il motivo per cui il passaparola, pur comprensibile, può essere fuorviante.
Il fatto che un rimedio abbia funzionato molto bene per un conoscente non significa che sia adatto a un’altra persona con un disturbo apparentemente simile.
In omeopatia la somiglianza che conta non è soltanto quella della diagnosi. È la somiglianza tra il quadro individuale del paziente e quello del rimedio.
La visita serve proprio a raccogliere quei dettagli che, presi singolarmente, possono sembrare secondari ma che insieme rendono una persona diversa da tutte le altre.
Personalizzare non significa complicare inutilmente la terapia, significa evitare di adattare la persona a uno schema già pronto.
La cura deve adattarsi a te. Non tu alla cura.