“Dottore, ho paura.” Due parole soltanto.

Ma dentro possono esserci mesi di attesa, sintomi, diagnosi, pensieri mai detti. In quel momento non serve riempire subito il silenzio con spiegazioni. Serve accogliere quella paura abbastanza da permetterle di diventare parola. Perché a volte il dialogo con il paziente comincia davvero solo quando sente di poter dire ciò che teme senza doversene difendere. E prima ancora delle parole, serve rispettare il silenzio: non riempirlo, non forzarlo, non avere fretta di interpretarlo.
La fiducia non si chiede. Si conquista, lasciando al paziente il tempo di capire che lì può parlare senza essere giudicato.
Prima di curare ciò che il paziente ha, bisogna permettergli di dire ciò che teme.