Dott. Luigi Caliendo | Medico Chirurgo

principio base

Noi abbiamo nel corpo una straordinaria farmacia naturale. Questa farmacia è capace di produrre ogni tipo di sostanza: dagli antibiotici agli antitumorali; dai cortisonici ai microRNA, dagli oppiacei ai vasodilatatori. Qual’è stata da sempre il problema della Medicina?

Il problema per la medicina è stato sempre quello di sfruttare tale bagaglio terapeutico in modo razionale. La medicina convenzionale, sia prima sia dopo Hahnemann, ha sempre cercato di imitare i farmaci naturali. In questo modo ha prodotto sostanze chimiche capaci di regolare o bloccare alcuni meccanismi chimici o biochimici di tipo enzimatico, per esempio somministrando gli antibiotici se la malattia è batterica o gli antinfiammatori se c’è infiammazione.

Tuttavia, il limite di tale approccio è che esso ha presupposto un concetto di malattia semplicistico il riduzionistico, tale per cui si è sempre pensato di intervenire su uno o pochi aspetti. Ciò funziona per alcune patologie e in alcuni casi acuti. Ma se la malattia è complessa, dovuto a molti meccanismi intrecciati in modo inestricabile, o se non si conosce la causa determinante, ecco che l’approccio riduzionista mostra i suoi clamorosi limiti nella capacità di curare e guarire.

L’omeopatia si pone l’obiettivo di stimolare il potere di guarigione endogeno somministrando al malato una sostanza che in grado di provocare sintomi simili in un soggetto sano. In pratica, si manda un messaggio patogeno artificiale, verso cui il malato mette in moto una risposta integrata di guarigione. Quindi, se non siamo capaci di guarire da soli, o se la guarigione e troppo lenta o si è bloccata, ecco che si può intervenire cercando di risvegliare e coordinare i sistemi di difesa e di omeostasi endogeni. Questi saranno capaci da soli di pescare le medicine giuste nella nostra “farmacia” e indirizzando l’organismo nel suo complesso verso uno stato migliore di salute.

Paolo Bellavite

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