Dottore, lei ha mai trattato casi come il mio?

Dottore, lei ha mai trattato casi come il mio?

La mia risposta spontanea è quasi sempre: “No.”

Non perché non abbia incontrato molte volte quella diagnosi, quei sintomi o situazioni cliniche simili, ma perché non ho mai incontrato quella persone prima d’ora.

Posso aver curato persone con la stessa malattia, con disturbi apparentemente sovrapponibili, persino con storie cliniche molto simili, ma ogni volta cambiano il modo di ammalarsi, le reazioni dell’organismo, ciò che peggiora o migliora i sintomi, il vissuto con cui quella persona attraversa la propria malattia.

Per questo l’esperienza è importante, ma non può trasformarsi in uno schema da applicare al paziente successivo.

Quando mi approccio a un nuovo paziente, non penso: “Questo caso l’ho già visto.” Penso piuttosto: “Questa persona non l’ho mai vista.”

L’esperienza riconosce la malattia. Non conosce ancora la persona.

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