Dott. Luigi Caliendo | Medico Chirurgo

etimologia della malattia

La salute è “benessere incondizionato”.

Viceversa  la malattia è una modalità che l’organismo assume per sopravvivere in una determinata situazione; finchè tale situazione persiste e finché l’atteggiamento della persona è appropriato non si necessita di alcuna cura non si avvertono sintomi. Allorquando la condotta diventa inappropriata ecco che tale modalità degenera in malattia e diventa indispensabile la cura.
L’atteggiamento è inappropriato quando non esista alcuna situazione contingente; la situazione attuale è diversa, la reazione non è commisurata alla situazione.
L’individuo reagirebbe dunque in modo inopportuno a causa di una falsa percezione della realtà.
Quando una situazione che richiede un certo comportamento dura troppo a lungo, questa lascia una forte impressione che si radica nel profondo e che diventa responsabile in futuro di comportamenti inappropriati.
Tale condizione modifica così profondamente il sistema che può persino essere trasmessa dalla madre al figlio o da entrambi i genitori al figlio al momento del suo concepimento.

Il persistere nell’individuo di questo radicamento inappropriato modifica l’epigenetica dell’individuo, cronicizzando la malattia e rendendo la cura più lunga e complessa.
Queste situazioni, che potremmo definire veri stati patologici, si possono sommare e coesistere nell’individuo, rendendosi manifesti uno alla volta; una accurata indagine anamnestica però è capace di trarre il comune denominatore e poter identificare il primus movens.
Un individuo sano che però ha uno stato radicato si ammala anche per un fattore scatenante debole (che sarebbe innocuo per un’altre persona).
Questo tipo di malattie, croniche, hanno una base che colpisce una predisposizione nata da un modo di essere sensibili ai fattori del mondo che, oramai radicata, produce una reazione disfunzionale inappropriata creando una malattia sia fisica che un momento disfunzionale mentale.
Tali accadimenti possiamo definirli come false percezioni che il soggetto possiede, queste si fissano all’Ego [1] della persona come uno schema comportamentale o di pensiero associato a determinate paure, compulsioni e ossessioni che costituiscono la malattia.

Il perché la terapia convenzionale spesso non riesca ad eradicare questi stati di malattia risiede però nel livello superiore che potremmo definire come “coscienza pura” e che vibra insieme all’energia dell’intero Universo alla quale la sola chimica del farmaco non riesce ad arrivare.
Il meccanismo di funzionamento del simile omeopatico sarebbe allora quello di mettere il malato di fronte alla situazione immaginaria (falsa percezione), cioè riesce a porre il paziente di fronte allo “stampo” del suo disadattamento ed egli ne diviene “consapevole”. Questa “legge di guarigione” non riguarderebbe solo i processi mentali ma tutte le funzioni organiche.

La Legge di similitudine viene dunque in soccorso ad una vix medicatrix naturae che non riesce più a sostenere l’impatto con la complessità dei fattori patogeni cui è soggetto l’uomo moderno perché il progresso ha generato disturbi dinamici troppo intensi e profondi che l’organismo non è in grado di affrontare da solo.
Ma non solo, il medico omeopata qualificato ha la capacità di evocare, col dialogo, una serie di suggestioni ristrutturanti col paziente che permettono, come le chiavi nella giusta serratura, di aprire, sbloccare tutta la serie di chiusure che impediscono al paziente di prendere coscienza degli stati disfunzionali.

[1] Ego: insieme di caratteristiche che contraddistinguono l’individualità di ogni persona.

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